Celiachia, cibo senza glutine e tanta voglia di vivere.

Come scoprire la celiachia e capire che può cominciare una bella avventura

Quello che credevo essere uno tsunami devastante, era invece solo una grossa onda. Ho preso lezioni di surf e ora, con l’onda, mi diverto pure”

 

 

 

Lo so bene che è fastidioso quando chi ha superato un problema dice candidamente, a chi invece lo sta ancora affrontando: “cosa vuoi che sia, vedrai che poi tutto passa”.
E’ una cosa odiosa. Non solo non aiuta, ma fa pure arrabbiare.
Io avevo 32 anni quando, nel giro di una sola settimana, scoprivo di essere celiaca e di essere incinta. Pensate che carica emotiva.
Si aprì un periodo di grande “scombussolamento”. Molte cose che mi sembravano normali fino a 24 ore prima, si erano trasformate in aspetti da rivedere, da ripensare, da ridefinire.
Il vero grande scoglio da superare non era tanto il “cosa mangiare o non mangiare”, ma il fatto di trovare la forza per accettare una condizione in cui mi sentivo una specie di emarginata.
Non voglio assolutamente sostituirmi ai molti esperti che sul web scrivono di celiachia, nè voglio sminuire oggettive problematiche e momenti di sconforto.
Ma vorrei condividere la mia esperienza, dando qualche suggerimento pratico.
Se qualcuno di questi potrà tornarvi utile io ne sarei davvero felice.

Cominciamo con 5 considerazioni positive sulla celiachia

  1. Scoprire di essere celiaci è una fortuna. Non certo per il fatto in sé, ma perché non scoprirlo porta a disagi fisici anche molto gravi. Quindi: no alle scemenze di chi sostiene che si stava meglio prima, quando non si sapeva nulla sulla celiachia.
  2. La celiachia è una malattia, ma si cura solo con la dieta. Niente farmaci, niente integratori: se “siamo quello che mangiamo”, per i celiaci questo è ancora più vero.
  3. La quantità di prodotti senza glutine è oggi enormemente maggiore di quanto non lo fosse 10 anni fa. Ognuno può trovare ciò che più gli piace.
  4. La sensibilità verso questo problema sta aumentando sempre più. Si può andare ovunque, informandosi prima per individuare alberghi, ristoranti e negozi che fanno al caso nostro.
  5. Sono moltissimi gli ingredienti naturalmente senza glutine. Consumiamoli ed usiamoli per inventare prodotti buoni e naturalmente gluten free.

Forse il problema sta proprio in quel “senza glutine”, che ci ha fatto troppo a lungo focalizzare solo su un concetto privativo, facendoci sentire dei malati che mangiano un cibo per malati.
Ma chi lo ha detto che un prodotto “senza qualcosa” non debba avere molte altre cose in più?
E’ una questione di punti di vista. Basti pensare ai prodotti senza zucchero, senza olio di palma, senza lattosio. Prodotti che vengono percepiti come migliori di quelli “con” questi ingredienti.
Mi ricordo che all’inizio ho commesso molti errori.
Qualcuno lo commetterete anche voi, ma parlarne insieme, potrà esservi d’aiuto.

 

Ecco 5 cose da evitare, appena scoprite di essere celiaci

  1. Siate positivi, non chiudetevi in casa per paura di non saper gestire la cosa
  2. Non pensate di essere solo un peso per chi vi sta intorno.
  3. Non crediate che portarvi il vostro cibo da casa sia l’unica via per continuare a frequentare la case di amici e parenti.
  4. Non diventate paranoici su tutto, nel timore che anche sulle foglie di insalata ci spruzzino sopra il glutine.
  5. Non chiamate il vostro architetto per farvi progettare una seconda cucina per gestire i rischi di contaminazione.

Personalmente sono stata agevolata rispetto ad altri: ho sempre avuto una grandissima passione per la cucina, ho sempre avuto grande interesse per gli alimenti, gli ingredienti, le etichette.
Mi sono rimboccata le maniche, e anche grazie al magnifico pensiero di quello che mi stava crescendo dentro, mi sono messa di buzzo buono per riorganizzare la mia vita.
Come prima cosa ho sperimentato i prodotti che riuscivo a trovare sul mercato (e 10 anni fa era ben diverso), scontrandomi subito con una brutta realtà: la maggior parte dei prodotti (soprattutto i lievitati, panificati e biscotti) non avevano un gran che a vedere con quelli di cui avevo il vivo ricordo.
A tutto questo si aggiungeva pure il fatto che molte volte per trovare una discreta scelta, ero costretta ad andare in farmacia.
Leggendo la lista degli ingredienti, diciamo che avevo qualcosa da ridire: che senso aveva comprare un prodotto mediocre che doveva servire per non stare male, se poi ero costretta ad ingerire grassi idrogenati, zuccheri di ogni tipo, eccipienti, ecc?”

 

Da lì cominciò una fase di studio più approfondita

Volevo andare alla radice del problema, capire quali materie prime che potevo utilizzare in sostituzione di quelle che avevo utilizzato fino ad allora.
Desideravo sperimentare, e non accontentarmi del cibo senza glutine che trovavo sul mercato.
Credo di aver fatto assaggiare a mio marito un centinaio di versioni diverse di pizza senza glutine.
Poi ho deciso di farmi la mia, quella che oggi è di Sincerity&Food.
Ho fatto lo stesso per i grissini, per le fette biscottate, per il pane, per i muffin, per le tigelle, per le piadine,…

Poi, ad un tratto, mi sono resa conto che tutti quei problemi che inizialmente mi sembravano insormontabili, si erano dissolti.
Forse perché a poco più di un anno di distanza mi ero dimenticata della mia precedente vita “glutinosa”? No, assolutamente no.
La gestione del menage quotidiano era diventata un’abitudine (vi svelerò prossimamente una serie di piccoli trucchi comodi e divertenti per “addomesticare” tutta la famiglia nel più breve tempo possibile) e la mia dieta si era arricchita di tante cose buone, sane e naturalmente senza glutine.
Non voglio dire che ringrazio la sorte di essere celiaca, ma ringrazio la celiachia di avermi dato l’opportunità di scoprire un mondo di ingredienti e ricette che probabilmente non avrei scoperto.

Oggi mi sento bene, sono in forma, seguo una dieta sana ed equilibrata. E lo stesso vale per mia figlia

L’unico svantaggio? Amici e parenti avevano cominciato a stressarmi troppo. Avevano cominciato ad auto invitarsi a cena, per degustare i miei manicaretti senza glutine. Mi invitavano a casa loro per farsi spiegare le ricette e farsi svelare i trucchi messi a punto nel tempo.E come risolvere il problema delle merende a scuola? Era diventato un lavoro a tempo pieno.

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